Come preavvisato con precedente corrispondenza, il 9 aprile 2019 la delegazione regionale della UIL PA Polizia Penitenziaria, costituita dallo scrivente Segretario Generale Regionale e dal Segretario Generale Provinciale, unitamente ai delegati della Segreteria, ha svolto una visita ai luoghi di lavoro della Casa Circondariale di Livorno e, a poco meno di tre anni dall’ultimosopralluogo, è apparso un quadro di generalizzato peggioramento.

Nel varcare la porta del carcere, c.d. Block House, salta immediatamente alla vista che i lavori di rifacimento del manto stradale del piazzale antistante la caserma e la portineria centrale, che necessariamente andavano già fatti, non sono stati ancora eseguiti e ciò ha agevolato le crepe che iniziavano a mostrarsi tre anni fa e che ora si sono distese vistosamente a larga scala.

Soffermandoci, per ora, all’ingresso dell’istituto, si nota che la postazione di servizio delBlock House è indubbiamente inadeguata alle esigenze, come inadatta ai controlli degli accessi in fatto di sicurezza. Difatti, il personale ivi in servizio è costretto ad uscire dalla postazione per poterefficacemente procedere all'identificazione prima di permettere agli autorizzati di varcare la “porta”del penitenziario e la registrazione avviene ancora manualmente.

Incamminandoci verso il c.d. piazzale, che consta di un’area verde vittima dell’incuriaportata fino alla trascuratezza, si nota lo stato di abbandono degli alloggi ad uso collettivo(caserma Agenti), che dopo l’avvenuta chiusura di circa tre anni fa, nonostante gli infiniti annunci forieri di rosee speranze, ancora oggi sono interdetti all’utilizzo e dei reali motivi per cui si è reso necessario decretarne la chiusura non ci è dato sapere, come non è mai stata resa nota la data del fatidico inizio dei lavori di ristrutturazione/adeguamento, seppur si sappia da tempo che una dittasi sia aggiudicato l’appalto. Intanto, ciò che è realmente tangibile è il forte disagio arrecato ai neo Agenti giunti dalle scuole al termine del corso di formazione e di quelli assegnati a seguito di trasferimento, di cui ai meno fortunati è toccato “sistemarsi” in un locale, comprensivo di sette posti letto per una superficie di circa 25 metri quadrati, che originariamente era stato concepito come aula di formazione/aggiornamento.

Da li ci portiamo alla palestra Agenti, ora adibita a spogliatoio, e la visionedell’accatastamento degli armadietti rende letteralmente l’idea di un accampamento. Igiene,salubrità e microclima risultano gravemente compromessi. Il ritardo impressionante, quanto insignificante, della riattivazione degli alloggi di servizio ad uso collettivo e il ricorsoall’adattamento della palestra a spogliatoio di fortuna sono l’emblema delle scelte indecorose ealtamente offensive la dignità umana, di donne e uomini dello Stato, che l’Amministrazione sta

perpetrando nel tempo, speculando, evidentemente, sul buon senso, perché di questo si tratta, degli utilizzatori. Ma, questo aspetto, ovviamente, ci riserviamo di affrontarlo anche nelle sedi opportune.

Proseguiamo la visita portandoci al primo piano dell’edificio dove è allestita la mensa Agenti e notiamo che gli infissi, di vecchia manifattura, sono visibilmente interessati dalla ruggine che non permette una chiusura stabile, ermetica, da cui consegue l’infiltrazione di aria che aggravai consumi dovuti alla climatizzazione.

In vari punti dell’istituto si osservano accumuli di materiale metallici, plastici, ceramici elegnosi che fanno intuire la lunga giacenza e in taluni casi, oltremodo, sembra accurata la sistemazione in siti che difficilmente vengono alla vista, ovvero impensabili, raggiungibili solo con il proposito di farlo.

Successivamente, ci rechiamo alla portineria centrale ove verifichiamo che all’interno delpasso carraio il sistema di espulsione dei fumi di scarico propagati dagli automezzi in transito non è funzionante, pertanto ciò causa, con molta probabilità, il deposito di micro particelle gravemente nocive per la salute delle persone che fanno accesso all’istituto.

Ci dirigiamo verso il muro di cinta dove riscontriamo che le porte delle garitte n.1 e n.3 sono inefficienti, causando infiltrazione dell’acqua piovana e compromettendo il microclima del locale problematica risolvibile davvero con pochi euro di spesa, ma non si comprende perche non venga effettuato il lavoro.

La prima postazione di servizio collocata all’interno del carcere che decidiamo di visitare,visto il folto dossier prodotto dal R.L.S. eletto nelle liste della UIL PA Polizia Penitenziaria che contiene ogni possibile tentativo di collaborazione offerto al Datore di Lavoro, è il c.d. cortile passeggi reparto giallo. Un corridoio ad “L”, delimitato da un lato dalla struttura di cementodall’altro da inferriate di sicurezza, con pavimento in cemento, che si offre a “raccolta” di acqua piovana e a “galleria del vento” nella stagione invernale, mentre nella stagione estiva come“solarium”. Altra nota dolente legata a detta postazione degna di considerazione, cui si invita a trovare una immediata soluzione, è che l’addetto alla vigilanza è costretto ad espletare il suocompito nel bel mezzo del via vai dei detenuti fruitori della c.d. ora d’aria e della saletta ricreativaivi allestita.

Passiamo al reparto verde, ex – femminile, e notiamo che non è messo meglio degli altri, anzi, sconcertante è lo stato di tenuta della parete che si affaccia sui cortili passeggi, interamente provata da distaccamenti di cemento. Portandoci, poi, alle sezioni detentive 1 e 2, scorgiamo sulle pareti del vano scala vaste estese di aloni che confermano una recentissima infiltrazione di acqua pluviale.

Dal sopralluogo risalta, inoltre, che la stragrande maggioranza dei posti di servizio (postazioni di lavoro) è arredata da mobilio di risulta e di concezione obsoleta, usurati e insalubri, e abbisogna di essere sostituiti, carenti e inefficienti sono i mezzi di comunicazione telefonica, necessari alle emergenze, e di apparati radio sicuramente più moderni, idonei allo scopo.

Il parco auto del N.T.P. Provinciale conta diversi automezzi con una percorrenza effettuatadell’ordine di centinaia di chilometri e in alcuni casi bisognosi di essere dismessi.

Terminiamo la visita dei luoghi di lavoro presso la Base Navale e prendiamo conferma delle contingenze, assunte dal personale ivi in servizio e segnalate con precedenti corrispondenze, di cui,tra l’altro, ancora non si conoscono le determinazioni dell’Amministrazione. Resta il fatto, che un“CONTAINER” funge da postazione di servizio, che il personale deve servirsi per garantire la sorveglianza ai navigli con la copertura del servizio h24.

Tirando le somme delle risorse umane verifichiamo che l'istituto, che comprende anche la sede distaccata di Gorgona, il Nucleo Traduzioni e Piantonamenti e la Base Navale, deve fondare su un organico di Polizia Penitenziaria che rispetto a quello previsto dal P.C.D. 29.11.2017 registra il30% circa di carenza. Un dato, quest’ultimo, che andrebbe indispensabilmente collocato sul piano della comparazione delle percentuali delle carenze tra il Reparto e il Nucleo Traduzioni e Piantonamenti.

La presente relazione sarà inviata per conoscenza e competenza al Signor Ministro della Giustizia, al Sindaco e al Presidente della Provincia di Livorno, al Presidente della Regione Toscana,al Procuratore Capo di Livorno, al Direttore Generale dell’AUSL 6 di Livorno e al Corpo dei Vigili del Fuoco di Livorno.

In attesa di comunicazioni circa le determinazioni, che si intendono assumere per il ripristino delle condizioni di salubrità e sicurezza sui luoghi di lavoro del personale di polizia penitenziaria, ed il ripristino degli ambienti, si porgono cordiali saluti.

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