susseguiti nelle visite all’istituto. All’interno del carcere, comunque, gli ambienti si presentano fatiscenti, degradati e insalubri.
Da ultimo, giusto per completare l’infausto quadro toscano, registriamo a distanza di sei mesi circa, l’assenza dei provvedimenti di trasferimento in favore delle persone amministrate dalla C.C.F di Empoli, di recente appunto soppressa e si sottolinea il termine persone proprio perché si vuol far comprendere a chi legge che parliamo, appunto, di uomini e donne con i loro bisogni e le loro esigenze.
Al riguardo si segnala che il 5 ottobre 2016 si è tenuto presso il PRAP competente un confronto utile a rivedere le piante organiche degli istituti al fine di ricollocare il predetto personale, tuttavia nulla è avvenuto nel frattempo.
Analoga la situazione del personale amministrato dall’OPG di Montelupo Fiorentino, attualmente “distaccato” in altri istituti della Regione, senza per questo tra l’altro aver realizzato alcun confronto con le OO.SS.
Come sempre un’amministrazione insensibile rispetto alle esigenze personali e professionali dei propri dipendenti, costretti a vivere in una stressante situazione di incertezza.
E’ chiaro, quindi, che i problemi sono sempre i soliti, vale a dire un’amministrazione assolutamente autoreferenziale, che non si occupa e preoccupa delle esigenze dei propri collaboratori e di garantire un minimo di benessere lavorativo. Al contrario considerando le persone come numeri, regna al suo interno esasperata gerarchia, eccessiva burocratizzazione, distanza dai problemi reali che ogni giorno si vivono all’interno delle carceri e presso i nuclei traduzioni.
L’inconcludenza dei rapporti di relazione con chi rappresenta il personale, del resto, sono lì a dimostrare quanto purtroppo sia reale la distanza tra un vertice, avulso dal Corpo, e la sua base.
Un altro problema è quello delle risorse perché a qualunque latitudine si guarda il carcere, sia essa la Toscana o qualsivoglia altra Regione del Paese, emerge chiaramente che persone e risorse economiche sono insufficienti e la degenerazione, così come l’implosione del sistema sono ormai dietro l’angolo.
Noi continuiamo a denunciare queste situazioni e non ci stanchiamo di affermare che serve la proclamazione di un nuovo “stato di emergenza” che avrebbe però senso solo se utile ad individuare soluzioni percorribili che, sia chiaro, non possono prescindere da investimenti economici e nuove assunzioni di uomini e donne della Polizia Penitenziaria.
Serve una riforma del Corpo nel senso di garantire ad esso la propria autonomia gestionale e la possibilità di accesso alla dirigenza penitenziaria perché solo così si possono ridurre quelle distanze oggi incolmabili per effetto di solchi realizzati di proposito.
Certo nel frattempo non disdegneremmo di avere un amministrazione equa, trasparente, imparziale e capace di adottare provvedimenti logici e coerenti che, in presenza di un significativo taglio dell’organico del Corpo, non possono essere francamente quelli di ridurre gli organici degli istituti ed aumentare quelli nei palazzi del potere e nei servizi extra carcere.
Nell’attesa di riscontro colgo l’occasione per porgere distinti saluti.